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L'Impianto Prima di Tutto

Il Metodo del Bagno

L'estetica di un bagno si vede. L'impianto che sta dietro le piastrelle no, ed è quello che decide se il bagno dura vent'anni o torna in cantiere dopo due. Ecco come lavoro io, dalle pendenze alla doppia impermeabilizzazione.

Di Antonio Albano — Titolare e Direttore Tecnico ed Esecutivo

Il collaboratore e i brand su cui non transigo

L'estetica di un bagno conta, e conta molto: l'occhio vuole la sua parte, ed entrare in un ambiente confortevole, con superfici facili da igienizzare, aumenta il comfort reale di quella che dovrebbe essere una vera sala di ristoro fisico e mentale. Ma il cuore pulsante di un bagno — quello che nessuno vede a lavori finiti, e che fa la differenza fra un bagno che dura vent'anni e uno che torna in cantiere dopo due — è il suo impianto.

Risparmiare sull'impianto idraulico significa quasi sempre scegliere materiali con garanzie di tenuta meccanica e resistenza all'usura inferiori a quelli di un brand certificato. Il compromesso giusto va sempre cercato, ma io per l'idraulica mi affido a un collaboratore di fiducia con cui lavoro ormai da dieci anni: insieme calcoliamo la portata, le pendenze, il flusso migliore per quel bagno specifico. Geberit e Caleffi sono fra i brand che utilizziamo di più, per le soluzioni che offrono su richieste sempre più tecniche e specifiche.

Penso ai sanitari sospesi moderni, che richiedono i kit Geberit Combifix per sostenere cassetta e sanitario in sicurezza — come nel bagno di Rivalta di Torino. O alle pilette dei piatti doccia slim, walk-in o a filo pavimento: pilette molto più basse di quelle tradizionali, pensate apposta per non dover più creare quei gradini dove la pendenza, con una piletta alta, non lasciava altra scelta.

Il punto critico: la pendenza minima e la braga

Nella ristrutturazione parziale di un alloggio, il vero punto critico delle quote di un bagno è quasi sempre lo stesso: riuscire a dare la pendenza minima agli scarichi, dal sanitario fino alla colonna montante dell'edificio, dove si trova la braga.

A volte siamo fortunati e la braga è raggiungibile senza demolire il palazzo o il solaio del vicino sotto. In quel caso valutiamo se abbassarla, per guadagnare margine e più pendenza — un accorgimento fondamentale per evitare futuri ingorghi, sempre che poi lo scarico venga usato correttamente. È un dettaglio che si decide nei primi giorni di cantiere, e da cui dipende la tenuta dell'impianto per tutti gli anni a venire.

Tubi interi, non raccordi sotto traccia

Per il carico dell'acqua utilizziamo una pressatrice Würth, con pressate certificate e garantite. Ma la vera regola, quella che conta più dello strumento, è un'altra: tubo intero da punto a punto, evitando sempre raccordi lasciati sotto traccia. Un raccordo che perde e non si vede è il peggior tipo di guasto che un impianto possa avere.

Quando un raccordo è davvero necessario, la soluzione non è nasconderlo nel muro: è prevedere una cassetta ispezionabile, con tutti i raccordi concentrati in quel punto. Così, se un giorno serve intervenire, si apre uno sportello invece di scoprire una parete. A Rivalta, per esempio, lo sportello d'ispezione piastrellabile sul collettore permette di raggiungere le valvole senza toccare il rivestimento.

Pareti a piombo: la scatola stagna

Il bagno è l'unica stanza della casa in cui la precisione delle pareti deve essere millimetrica. Non si può avere un muro storto o fuori piombo, per due ragioni che si sommano: i sanitari moderni — box doccia, piatti doccia grandi, sanitari a filo muro o sospesi, mobili con parete a vista — devono combaciare millimetricamente con la parete; e la stanza, nel suo insieme, deve comportarsi come una scatola perfettamente stagna, che non lascia passare l'acqua oltre i suoi confini. Serve un piano e un piombo millimetrici tanto sui pavimenti quanto sui rivestimenti.

Il piatto doccia: perché si stacca, e come lo evitiamo

Un piatto doccia nuovo che dopo qualche mese si scolla, si alza o comincia a muoversi è quasi sempre il risultato di uno di due errori di posa, entrambi invisibili il giorno della consegna.

Il primo è il collante. Un errore comune è incollare tutti i piatti doccia moderni con lo stesso prodotto: ogni piatto ha il collante specifico indicato dalla casa madre, e va rispettato. Personalmente, con i piatti moderni in resina o PVC, dove la scheda tecnica lo consente, preferisco una schiuma poliuretanica idrorepellente ad alta densità: resta flessibile e forte a lungo, e se ben distribuita attorno alla piletta funge anche da barriera in più contro l'acqua.

Il secondo è l'effetto bilancia. Basta lasciare la piletta, o anche un solo punto del piano, leggermente più alto del resto. Non si vede, perché la sigillatura copre tutto, ma ogni volta che qualcuno fa la doccia il suo peso carica proprio su quel punto: piano piano il piatto fa perno lì e si distacca. Per questo verifico mille volte che il piano sia perfettamente dritto, con la piletta posata qualche millimetro più in basso.

La piastrella sotto il piatto. Per chiudere il problema, e creare un'ulteriore barriera alla goccia che potrebbe infiltrarsi dalla fuga, eseguo prima la pavimentazione quasi per intero, anche sotto l'area del piatto: sotto il piatto lascio nelle piastrelle solo un'apertura di circa 20 cm più ampia della piletta, che mi dà il margine per aggiustarne la posizione al montaggio. Così, quando un giorno la siliconatura fra pavimento e piatto doccia si fessurerà — e per normale invecchiamento succederà — la piastrella continua sotto impedirà all'acqua di scendere.

La prova con l'acqua, prima di andare avanti. Prima di posare il rivestimento, verifico con l'acqua che le pendenze siano corrette e che la piletta scarichi come deve. È un passaggio che non si può rimandare: nessun produttore rimborserà un piatto doccia difettoso quando sopra ci sono già il rivestimento e il box doccia. Va verificato prima, non dopo.

La rete di sicurezza: due mani di Mapelastic o Nanoflex

Fughe e siliconature, per quanto ben eseguite, sono le parti di un bagno destinate a invecchiare per prime: prima o poi, per normale usura, si fessureranno. Noi pensiamo a quel giorno fin da subito: applichiamo due mani di Mapelastic o Nanoflex — entrambi impermeabilizzanti cementizi certificati secondo la norma UNI EN 14891 — su tutta la superficie del bagno, fino all'altezza del punto acqua più alto sulla parete trattata. Quando fughe e silicone smetteranno di fare il loro lavoro, quello che c'è sotto continuerà a tenere. Perché questo strato serve anche in un bagno nuovo è spiegato, con le domande che ci fanno più spesso i clienti, nelle FAQ.

Isolamento termico e barriera al vapore sulle pareti perimetrali

Dove il bagno è più esposto al freddo o al caldo esterno, cerchiamo di integrare sistemi di barriera al vapore e isolamento termico sulle pareti perimetrali, per coibentare l'ambiente e prevenire la muffa da condensa negli anni successivi. Il metodo completo, con le cinque fasi e i punti dove un sistema del genere fallisce se fatto male, è nel Prontuario del Cartongesso.

Vasca in doccia: solo dentro un rifacimento completo

Sostituire la vasca con la doccia ha senso, se è quello che preferisci. Ma lo faccio solo dentro un rifacimento completo del bagno, e sconsiglio vivamente la formula della sola vasca trasformata in doccia. Non posso far spendere a un cliente circa 3-4 mila euro per poi lasciarlo con un impianto vecchio, magari vicino alla fine della sua vita.

È un lavoro possibile solo se il bagno è di costruzione recente e la geometria degli impianti è compatibile, e anche così si mettono le mani alla cieca, senza poter demolire e vedere l'impianto per intero. Ho sonde con videocamera per le ispezioni, igrometri e geofoni per individuare le perdite e lo stato dell'impianto, ma il costo di una verifica così completa sarebbe talmente alto che conviene quasi sempre rifare il bagno per intero. Non dico che chi lo fa lavori male. Dico che una garanzia parziale su un impianto idrico non è una garanzia.

Perché non do un prezzo a scatola chiusa

Il costo di un bagno è esattamente questo: l'insieme della cura e della previsione dei problemi futuri, unito al lavoro di rifacimento in sé. Io lo chiamo un'evoluzione del bagno, più che una ristrutturazione.

Dare una stima a occhio, senza sopralluogo, è complicato per una ditta che vuole promettere certezze e non vendere fumo. Posso dire che, nei lavori affrontati finora, un bagno di livello medio-alto da 6-8 mq non mi è mai costato al cliente più di 13-14 mila euro tutto incluso, con finiture di pregio come un box doccia da 1.800 € e rubinetteria Jacuzzi. Ma non è un prezzo fisso: quel caso era un bagno al piano terra, in un edificio nato dopo il 1990. Ci sono bagni molto più complicati, e bagni molto meno complicati. Senza una stima dei costi effettivi — del bagno e della logistica, di dove si trova e in che stato è — un prezzo resta solo un ordine di grandezza, quasi mai rispettato nella realtà.

Non conosciamo il prezzo al ribasso, perché il nostro cliente tipo, affrontando un lavoro così delicato, sceglie sempre la soluzione più efficace e garantita — o lascia il bagno così com'è. L'unica vera formula di risparmio resta la nostra struttura aziendale snella e la nostra trasparenza completa: non accorpiamo mai i costi, indichiamo sempre tutte le schede tecniche dei materiali. Se non siete convinti, andate pure da un'altra azienda con i nostri stessi cicli e materiali equivalenti: avrete un metodo di confronto reale, per capire dove state effettivamente risparmiando.

Come si traduce tutto questo in un cantiere vero, lo trovi nella pagina Bagni su misura e nei cantieri documentati di San Mauro Torinese e Rivalta di Torino.

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