Ristrutturazioni Albano Edilizia
Fondamenta di Ogni Lavoro

Il Metodo della Muratura

La muratura è la maestranza base di ogni altro lavoro: un tracciamento sbagliato a monte si ripercuote su cartongesso, impianti e pavimenti. Ecco come lavoro io, dall'attrezzatura alla verifica finale.

Di Antonio Albano — Titolare e Direttore Tecnico ed Esecutivo

Attrezzatura di base

Per qualsiasi lavoro di muratura, l'ordine nella strumentazione viene prima di tutto:

  • Un paio di metri
  • Un paio di livelle — per confrontarle tra loro: se una ha preso un colpo, rileva male senza che te ne accorga
  • Staggie di misure diverse, a seconda del lavoro
  • Cazzuole e cazzuolini
  • Tre secchi separati: uno per l'acqua pulita e la spugna, uno per l'impasto di lavoro, uno per lavare il miscelatore appena usato — per non danneggiare la frusta
  • Lignola e piombi: li porto sempre con me nonostante il laser. Due controlli, sempre meglio di uno.
  • DPI: non li elenco perché dovrebbero essere scontati in qualsiasi lavoro manuale, a prescindere.

Il principio dell'acqua

I vecchi muratori mi insegnavano una regola che vale ancora oggi: l'acqua non fa il muro, lo fa venire duro. Bagnare abbondantemente le superfici da trattare serve a due cose: primo, il materiale si applica sulla superficie e non sulla polvere; secondo, una superficie bagnata trattiene la polvere al suolo, evitando di respirarla.

Impasti e leganti: non tutta la calce è uguale

Il legante della muratura è l'acqua: deve essercene abbastanza nell'impasto perché avvenga l'osmosi e la calce aggrappi. Una calce troppo densa non entra nelle porosità e causa distacchi.

Non uso mai prodotti puri — ho messo a punto sistemi miei: fibre e polistirene in sacchi, mescolati con lattice, per ottenere un intonaco alleggerito e isolante, perfetto per il riempimento delle tracce.

La scelta della malta dipende dall'uso:

  • Muratura: premiscelato a grana grossa, molto cemento
  • Lisciatura di finitura: malta a grana fine, con grassello di calce e Calinto (additivi che migliorano tenuta meccanica e adesione)
  • Chiusure veloci: un paio di cazzuolate di cemento pronto per secchio velocizzano il lavoro — ma sconsiglio questa scorciatoia su un intonaco a basso spessore, perché altera e brucia la struttura chimica dei leganti
  • Per resistenza meccanica superiore, ho trovato ottimi risultati con la Geolite 10: indurisce in fretta ma arricchisce, invece di bruciare, leganti e resine

Le schiume poliuretaniche: uno strumento moderno

Negli ultimi anni i prodotti poliuretanici stanno cambiando il mio modo di lavorare. Non solo per fermare serramenti: fermare cassette, incollare cappotti e cartongesso, riempire intercapedini difficili. Le considero uno strumento professionale a tutti gli effetti — la resa varia a seconda della qualità e del tipo di schiuma.

Legature e tramezzi: la causa numero uno delle crepe

Prima ancora di pensare al tracciamento, penso alle legature. Un tramezzo non legato — o legato male — è sempre causa di crepe; se non congiunto ad altro tramezzo, anche di cedimento. L'ideale è inserire tondini (anche del 6, su una parete divisoria) ogni tre file, a seconda di altezza e ampiezza, facendoli capitare tra un mattone e l'altro.

Architravi: non un optional

Ogni porta o finestra, di qualsiasi genere, deve avere un architrave. La ragione è strutturale, non estetica: in caso di crollo o terremoto, l'apertura diventa il punto debole su cui scarica il peso del solaio superiore — il crollo in quel punto è certo. L'architrave è un travetto in cemento armato che regge il muro sopra l'apertura ed evita il cedimento.

C'è anche un secondo motivo, meno drammatico ma altrettanto concreto: senza architrave, ogni apertura scarica sul muro l'urto costante e usurante dell'uso quotidiano — per non parlare di quando una porta sbatte violentemente per una corrente d'aria. È una causa frequente di crepe che si sarebbero potute evitare a monte.

Quello che vedo spesso nelle ristrutturazioni: architravi mancanti, o ancora presenti i vecchi travetti in legno, ormai marci e inutili. Torino non è un'area a rischio sismico elevato, ma resta comunque un rischio che non farei correre ai miei cari — e quindi nemmeno ai miei clienti.

Gasbeton vs muratura tradizionale

Personalmente preferisco il gasbeton: isolante, REI 120, facile e veloce da tirare su, meno margine di errore. È più problematico sulle tracce, ma va solo rasato a colla per gasbeton, non intonacato — un vantaggio importante.

Tracciamento delle quote

Parto sempre dal portone d'ingresso: è lì che mi riporto la quota zero con il laser, segnando i muri man mano che avanzo di stanza in stanza, riportando ogni volta la misura rispetto alla quota della porta.

È qui che si verifica l'errore più frequente del mestiere. Chi gestisce un lavoro in prima persona spesso non ha il tempo di fare una pianta completa con tutti i punti sui muri — e i punti spesso non sono nemmeno necessari, quando basterebbe fidarsi della bolla e della staggia. Il problema è che, riposizionamento dopo riposizionamento, si accumulano facilmente decine di punti sballati. È un errore dell'occhio che si ripete puntualmente da vent'anni, soprattutto in appartamenti lunghi, sconnessi, con dislivelli importanti di solai o magroni per la copertura degli impianti (che di solito non demoliamo: gli impianti moderni occupano molto meno spazio, e demolire sarebbe uno spreco di materiale e un aumento insensato di scarti — se il dislivello alla quota zero è di 5-6 cm, sono sufficienti per un massetto, la rete elettrosaldata e il passaggio dei nuovi impianti).

Non dico che senza uno strumento come Planar3D sia impossibile fare un lavoro perfetto — uso comunque anche la livella ad acqua — ma resta il fattore umano: il piedino che si sposta, un'altezza presa in fretta per finire prima. Con Planar3D questo non mi capita più: l'ho testato in cantiere e non torno indietro.

Il mio piano d'attacco, in pratica: quando ho un dubbio, apro la mappa, tocco il punto della stanza in cui mi trovo, e so subito qual è la quota zero esatta in quel punto. Planar3D non fa il massetto al posto mio — mi permette di fare meno rilievi, perché estrapola l'intera superficie da sé, e con la funzione "nuvola di punti" sui punti critici so anche a qualche centimetro di distanza quanto deve essere la quota, senza fare conti su conti: basta puntare il laser alla quota prestabilita e un metro a terra mi dà la quota esatta.

Un avvertimento sul laser: mai usarlo per queste misurazioni "in lungo" — ogni laser ha una perdita minima di precisione per ogni metro percorso. Per azzerare l'errore, si lavora stanza per stanza, riportando tre punti diversi sulla stanza successiva, in modo da avere conferma che coincidano con il puntamento della stanza precedente.

Planar3D aiuta nei calcoli difficili — mi dice quanti gradi ha un angolo misurando l'ipotenusa — ma la meticolosità devo averla comunque io. Altrimenti lo strumento diventa inutile, anzi controproducente.

Il massetto: la tela del pavimento

Il massetto (o battuto) è la tela su cui disegneremo il pavimento. Serve un'attenta pre-analisi del fondo, delle quote di porte e balconi, dei punti minimi e massimi — proprio per velocizzare e rendere più affidabili questi calcoli (che prima portavo tutti in testa) ho pensato a Planar3D.

Il rilievo deve comunque restare un controllo umano scrupoloso: è l'occhio che capisce dove c'è l'errore, prima che diventi irrimediabile. Studio le quote mille volte, con o senza software — mai lasciare nulla al caso, mai pensare "poi aggiusto con staggia e bolla". Dopo tante ore in ginocchio, gli occhi ingannano e la mente si offusca: serve un piano d'azione definito prima di iniziare.

Il massetto tradizionale che amo di più: sabbia granita, un quarto di clinker e cemento, con rete elettrosaldata affogata nel mezzo. Per motivi di tempo (non sempre si possono attendere 30-40 giorni di asciugatura) uso massetti premiscelati fibrati, aggiungendo un bicchiere di lattice per betoniera, diluito nell'acqua dell'impasto: più resistenza, coesione e durata.

Cerco sempre di dare un valore aggiunto, seguendo scrupolosamente le indicazioni dei brand dei materiali — interpello direttamente i tecnici dei fornitori per le mescole, senza improvvisare da chimico.

Il battuto si chiama così perché va battuto: deve prendere consistenza. Mi piace talocciarlo lasciandolo come un tappeto di velluto. Anche quando è perfetto, preferisco comunque una rasata con prodotti come Mapei Ultratop per una perfetta complanarità e il giusto assorbimento.

Il metodo delle schede tecniche

Prima di applicare qualsiasi prodotto, verifico sempre il ciclo completo sulla scheda tecnica — il 98% dei prodotti richiede un primer o un isolante, sotto e sopra. Sotto la rasatura di autolivellante applico il primer per la resina cementizia da colare; sopra, il primer specifico per il tipo di colla che userò per la piastrella.

Niente è affidato al caso o all'occhio: il nostro lavoro si basa su materiali progettati da tecnici che innovano costantemente. La soluzione è perdere sempre dieci minuti a leggere l'intera scheda tecnica prima di ogni nuovo impiego, e riconsultarla a ogni dubbio.

Sui tempi di asciugatura, vale lo stesso principio: sono le schede tecniche a dire la verità, non una regola fissa. Dipende da cosa devo fare — se serve un secondo strato di intonaco o una seconda mano di rasatura a base cemento, un'asciugatura imperfetta dello strato inferiore è spesso il momento ottimale per lavorarci sopra. Una volta si dipingeva l'affresco sull'intonaco a calce fresco, con la tempera: durava in eterno, se si sapeva attendere il momento giusto. Ma non esiste una ricetta fissa per queste lavorazioni: i prodotti artigianali hanno composizioni chimiche sempre diverse, e per questo si preferiscono sempre più prodotti premiscelati e additivi consigliati — danno garanzie che l'artigianalità pura non può dare.

Per un pavimento, il discorso cambia. Uso un igrometro per avere un'idea dell'umidità effettiva del massetto: un massetto umido provoca distacchi, e la colla con la piastrella finiscono per intrappolare quell'umidità a lungo, aumentando le probabilità di problemi futuri. Ogni prodotto ha la sua chimica, le sue leggi, le sue funzioni: ci si attiene sempre alla scheda tecnica, verificando con un igrometro certificato ISO al carburo, quando possibile.

Solitamente seguiamo la normativa UNI 11944: si preleva il campione di sabbia dal centro del massetto, praticando un piccolo foro con cacciavite o trapano, per non falsare il risultato della misurazione.

Ogni prodotto da incollare ha una tolleranza all'umidità diversa, a seconda del tipo di massetto su cui viene applicato.

Precisione sempre verificata due volte

In cantiere la bilancia è d'obbligo: non voglio mai due impasti diversi. Il laser può aiutare, ma non ci si affida mai ciecamente — per lo stesso motivo porto sempre almeno due o tre livelle oltre al laser.

Hai la pianta della tua casa in DXF o PDF?Caricala in Auto BIM: in pochi minuti diventa stanze con muri, porte e finestre, pronte per il Simulatore alloggio e gli altri moduli della Suite. Gratis, senza registrazione; la prima volta una guida ti accompagna passo passo.Carica la pianta →

Vuoi questo metodo sul tuo cantiere?

Eseguiamo sopralluoghi tecnici gratuiti a Torino e provincia, applicando esattamente le regole che hai appena letto.

WhatsApp Chiama Ora